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La sordità è un fenomeno che colpisce sia bambini che adulti e che in base all’età di insorgenza e alla gravità, comporta diverse conseguenze per l’ individuo.

In base alla gravità della perdita uditiva è possibile identificare diversi gradi di gravità:

  • Lieve: 21 dB-40 dB;
  • Media: 41 dB-70 dB;
  • Severa o grave: 71 dB-90 dB
  • Profonda: >91 dB
  • Cofosi (perdita totale): ≥120 dB.

In rapporto alla sede del danno la sordità può essere classificata in:

  • trasmissiva, ovvero causata da una lesione a carico dell’apparato di trasmissione (orecchio esterno e medio).
  • neuro-sensoriale o recettiva: in presenza di una lesione a carico dell’apparato di trasduzione o di invio del segale ai centri nervosi (cellule cigliate e nervo acustico);
  • mista, in presenza di un danno che coinvolge entrambi i sistemi trasmissione e di trasduzione;
  • percettiva o centrale, ovvero causata da una sofferenza delle vie uditive centrali.

In rapporto all’età di insorgenza possiamo avere:

  • sordità pre-linguale, congenita o comparsa prima dei 18 mesi d’età;
  • sordità peri-linguale, manifestatasi fra i 18 ed i 36 mesi d’età;
  • sordità post-linguale, manifestatasi dopo i 36 mesi, cioè dopo l’acquisizione stabilizzata e spontanea del linguaggio verbale.

I casi di sordità  pre-linguale sono circa di 1/1000 bambini e  costituiscono la forma più grave di sordità perché impediscono l’ esposizione e l’ acquisizione naturale del linguaggio verbale.

Questi bambini, dopo la diagnosi e l’ adozione di ausili uditivi (protesi acustiche o impianto cocleare), possono iniziare un intervento logopedico di abilitazione all’ ascolto e al linguaggio verbale. Si parla infatti di trattamento “abilitativo” piuttosto che “riabilitativo”, in quanto il termine riabilitazione si riferisce al ripristino di abilità perdute, mentre nei bambini sordi queste abilità non sono state ancora acquisite.

L’ intervento logopedico viene definito tenendo conto delle esigenze individuali del bambino e della sua famiglia, la quale viene informata sui possibili approcci esistenti lasciandole la libertà di scegliere il metodo riabilitativo più congeniale.

Esistono infatti diversi tipi di orientamento riabilitativo che prevedono a seconda dei casi l’ esposizione esclusiva al linguaggio orale (oralismo), l’ uso dei segni in accompagnamento al linguaggio orale (approccio bimodale) o l’ esposizione a due lingue distinte, la lingua verbale e la lingua dei segni (approccio bilingue).

Nel nostro studio seguiamo un approccio di tipo bimodale e siamo fortemente convinti che l’ uso del segno non costituisca un ostacolo allo sviluppo della comunicazione verbale, ma anzi possa supportarla e facilitarne lo sviluppo.