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Prima di parlare dei disturbi di linguaggio bisogna fare una breve parentesi sui bambini con ritardo di linguaggio definiti come “late talkers” ossia “parlatori tardivi”.

Il ritardo di linguaggio è  un rallentamento nello sviluppo linguistico del bambino, che non matura la sua competenza linguistica e comunicativa nei tempi previsti per la maggior parte dei suoi coetanei. Nei bambini con ritardo di linguaggio si osserva all’ età di 24 mesi un lessico inferiore alle 50 parole e una capacità combinatoria, ovvero di associare due parole tra loro,  ridotta o assente.

Generalmente una buona percentuale dei ritardi di linguaggio  recupera spontaneamente senza necessità di un intervento specifico, questi sono i cosiddetti “late bloomers”, cioè bambini che “sbocciano in ritardo” che entro i 36-40 mesi recuperano il gap e normalizzano il loro sviluppo linguistico rimettendosi in pari con i loro coetanei.

 

Resta comunque un certo numero di bambini parlatori tardivi che non recupera la difficoltà linguistica e che evolverà in un vero e proprio Disturbo Specifico di Linguaggio (DSL).

Non occorre dunque aspettare, ma già a partire dai 2 anni è possibile rivolgersi ad un logopedista che  attraverso un esame del linguaggio, osservazioni del bambino, colloqui con i genitori e questionari, potrà decidere se monitorarlo o se sia più indicato intraprendere un percorso di terapia logopedica.

I “Disturbi Specifici del Linguaggio” (DSL) sono diagnosticabili intorno ai 3 anni se il linguaggio è ancora immaturo in una o più componenti.

I disturbi di linguaggio possono riscontrarsi a livello della comprensione e/o della produzione verbale, in modo specifico (solo uno degli aspetti) o misto (entrambi gli aspetti).

Nella produzione linguistica le difficoltà possono riguardare uno o più componenti: i suoni (fonemi), le parole ed il loro utilizzo (lessico e semantica), la costruzione della frase (morfosintassi) e del racconto (narrazione).

Un altro disturbo che coinvolge il linguaggio è la disprassia verbale, in questo caso le difficoltà investono principalmente i movimenti articolatori del distretto oro-bucco-facciale.

La “Disprassia Verbale” è  un disturbo dell’apprendimento sequenziale del linguaggio espressivo, che incide sull’ abilità di eseguire specifici movimenti sequenziali con gli organi articolatori, con deficit nella programmazione ed esecuzione dei movimenti necessari per il linguaggio espressivo.

I bambini con disprassia verbale non hanno difficoltà nel selezionare la parola giusta ma nel trasferirla agli organi articolatori, nel produrla nella giusta sequenza e con un adeguato ritmo melodico (prosodia).

La disprassia colpisce la capacità di espressione verbale mentre è ben preservata la comprensione verbale.

Tra i disturbi di linguaggio rientrano anche i disturbi socio-comunicativi, come il disturbo dello spettro autistico o il disturbo semantico-pragmatico, nei quali si evidenziano difficoltà nell’ uso funzionale del linguaggio, ovvero nell’adattare la comunicazione in relazione al contesto o alla persona di riferimento.